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Su ridente collina, a circa 500 metri sul livello del mare, attorniata dai monti della Mula e dalla catena del Pollino sorge Altomonte. Il suo vasto territorio - un'estensione di oltre 6.000 ettari - è attraversato dal fiume Esaro e dai torrenti Galatro o Fiumicello e Grondo. Una grossa fetta di questo territorio, il Farneto, è ricoperta da un fitto bosco di farnie al centro del quale è un lago artificiale di modeste proporzioni. I suoi abitanti sono 5.000 circa, dei quali 1.000 emigrati e 2.000 residenti nelle numerose contrade rurali. I collegamenti con il capoluogo e con i centri viciniori sono facilitati dall'autostrada del Sole, il cui svincolo dista dodici chilometri dal centro abitato e da una rete viaria interna ben articolata. Centro di notevole interesse storico - artistico, riportato negli ultimi decenni allo splendore delle origini, Altomonte è orgogliosa dei suoi monumenti: la chiesa di S. Maria della Consolazione, il più bel tempio gotico angioino della Calabria; la torre Pallotta; i due complessi monastici dei Domenicani e dei Minimi che ospitano rispettivamente il museo civico ed il municipio, le chiese di S. Giacomo Apostolo e di S. Francesco di Paola ed altri palazzi di pregevole valore artistico. La costruzione di un teatro all'aperto che durante il periodo estivo accoglie importantissime manifestazioni culturali, costituisce un forte richiamo per i turisti - ormai non solo occasionali - che col passare del tempo vi giungono sempre più numerosi e trovano piacevole e cordiale accoglienza nelle moderne strutture alberghiere del centro o nelle aziende agrituristiche.Altomonte non è il nome originario della città. Un passo dell'Historia Naturalis di Plinio il Vecchio, riportato dal Barrio, ci informa che in quell'epoca, il paese, più a valle dell'attuale, preesisteva col nome di Balbia. Non è da escludere che tale nome le sia stato attribuito al momento dell'insediamento romano in Magna Grecia, con a capo uno di quei veterani tra i quali Roma divise il Bruzio conquistato, o comunque da un funzionario romano della nota famiglia Balbia o Bebia che conta magistrati e guerrieri. Le testimonianze archeologiche su tale periodo sono numerose e consistono in piramidette, mosaici, lapidi, ruderi, monete e attrezzi agricoli oltre che in citazioni di storici famosi quali Plinio il Vecchio, Ateneo e Ippia reggino che, in particolare, elogiano i vini "balbini". Sul colle dove attualmente si trova, Altomonte è risalita qualche secolo prima del 1000, ivi attratta dai monaci ed eremiti provenienti dalla Sicilia e dall'oriente, sotto l'imperversare delle incursioni barbariche, saracene e delle persecuzioni iconoclaste. La particolare struttura geologica del colle rese meno difficile ai fuggiaschi l'escavazione di piccole grotte rifugio, in parte ancora oggi esistenti dietro o sotto le vecchie case, confortate da provvidenziali stillicidi che fornivano entro il perimetro dell'abitato o nelle immediate vicinanze, l'aprovigionamento idrico, ragione valida ed essenziale per fissarvi una dimora stabile e definitiva. Fu in questo periodo che il nome Balbia fu cambiato in Brahalla. Nel 1336, Filippo Sangineto conte di Altomonte, siniscalco della Provenza e di Folcalquier cambiò il nome alla città traducendo fedelmente l'antico nome saraceno in Altofiume. Otto anni più tardi nel 1334, lo stesso conte la chiamò definitivamente Altomonte donandole, insieme al nome un nuovo aspetto. Fece infatti eseguire come attesta il Fuscaldo, storico locale significativi lavori di ampliamento e recinzione dell'abitato: ricostruì con l'autorizzazione di papa Clemente VI l'antica chiesetta normanna di S. Maria de' Franchi che chiamò S. Maria della Consolazione. La munificienza del Sangineto e dei suoi discendenti che governarono Altomonte nei secoli successivi, dotò la cittadina di un cospicuo e pregevole patrimonio artistico, andato purtroppo in gran parte disperso. La fede e il coraggio di saggi amministratori hanno restituito di recente alla cultura mondiale ciò che è rimasto delle antiche glorie..

 

Fonte: www.altomonte.altervista.org